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la malattia di Alzheimer, tutte le novità

3 Dicembre 2016 2 commenti

    nel mio precedente articolo qualcosa di nuovo per l’Alzheimer e per le lesioni spinali, reperibile in Archivi del marzo 2011,  avevo parlato degli studi di Antonio Cattaneo con le  neurotrofine, ma a tutt’oggi non mi risulta che siano stati posti in commercio medicinali basati su tali sostanze.  Brainforum » Cattaneo Antonio.htm    Solo apparentemente la demenza senile è è uguale sia per i maschi che per le femmine: la malattia di Alzheimer (degenerazione neurale) infatti è più frequente  nelle donne anziane, mentre negli uomini anziani si ha una maggiore frequenza  di demenza vascolare. A questa conclusione è giunto una ricerca dell’Associazione per lo studio delle demenze (SinDem), come riporta Carla Pattenati nella rivista Sapere del dicembre 2012, 80.   Continuiamo a parlare della malattia, di cui sono ammalati più di 600.000 persone in Itala, oltre 10 milioni in Europa e 36 milioni nel mondo, perché si spera in qualcosa di risolutivo per il futuro. Di essa si individua la presenza nel malato mediante analisi strumentali quali quelle illustrate in figura 1 con le immagini RISONANZA MAGNETICA, un confronto tra l’imaging di un cervello sano e quello di un malato. In Medicina 33 di RAI 2 del 19.02.2014  è stato detto che per l’Alzheimer adesso vi sono solo cure spesso migliorative, ma nient’affatto radicali, malgrado i miliardi di dollari spesi nella ricerca in tutto il mondo. Nella trasmissione si parlava anche dell’estensione del male che colpirebbe un’elevata percentuale degli ultrasettantenni ed addirittura la metà degli ultraottantacinquenni. La prevenzione starebbe nella dieta mediterranea, nel controllo di pressione e colesterolo, nell’attività fisica e soprattutto nell’attività intellettuale. È stata presentata anche l’immagine del neurone con la proteina tau difettosa (vedere una delle immagini reperibili in Rete (PARTICOLARI, etc., figura 2). Vi si osservano le fibrille aggrovigliate intracellulari chiamate in inglese tau tangles, una delle caratteristiche patologiche della malattia. Esse risultano costituite da  frammenti elicoidali  accoppiati (PHF) formatisi per polimerizzazione della tau iperfosforilata. La PHF può essere ancora ulteriormente glicosilata (cioè legata ad una catena oligosaccaridica) ed ubiquitinata (cioè legata al’ubiquitina, pertanto destinata alla degradazione). L’ accumulo di questa proteina degenerata è accompagnato dalla riduzione delle cellule FKBP52, normali costituenti cellulari del cervello. In PROTEINE NEUROTOSSICHE, etc. di figura 2 si osserva la tau assieme alla beta amiloide (dipinta in rosso). Questa seconda proteina si forma in condizioni patologiche dalla normale APP (Amyloid Precursor Protein), ed è presente anche in individui sani. Osservare ancora la beta amiloide in figura 4. Un aspetto della malattia messo in evidenza di recente è che l’entità delle placche beta amiloidi non è sempre in relazione diretta con il deficit cognitivo: alcuni anziani le hanno e sono perfettamente lucidi. Tali conclusioni sono state tratte con l’ausilio della PET Pittsburgh B, il tipo di imaging che fotografa il cervello, inventato nella omonima Università. Uno dei sintomi dell’Alzheimer è la perdita della memoria. La colpa sarebbe da attribuire ad un’anomalia dell’ippocampo e più precisamente del giro dentato, (dentate gyrus), suo costituente, nella produzione della proteina RbAp48 che rallenta con l’età. Con l’età è più frequente anche l’Alzheimer. Detta proteina giocherebbe un ruolo chiave nel funzionamento delle sinapsi, I ponti tra neuroni che trasmettono segnali chimici ed elettrici. Memory Protein Fades With Age   Science AAAS.htm. Il problema è tuttavia complesso per il fatto che nell’Alzheimer è la memoria recente che si perde più frequentemente            Sembra però che per quanto concerne la memoria ci sia qualche speranza: è riposta in un farmaco nuovo per l’Alzheimer, il salsalato (salsalate in inglese, salicylsalicylic acid ovvero [(2-Hydroxybenzoyl)oxybenzoic acid], vederne la formula in figura 3), già usato per i malati di artrite reumatoide. Il farmaco non solo fa aumentare negli animali da esperimento la rigenerazione dell’ippocampo, ma riduce anche i livelli di proteina tau patologica Oltre alla deficienza della memoria altri sintomi della malattia che ne indicano l’esordio sono: depressione, ansietà, difficoltà di orientarsi anche se il luogo è noto, non riconoscere che l’immagine nello specchio è la propria, non ricordare dove si è posto un oggetto, non aver più l’hobby che si praticava una volta, perdere la vita sociale, l’incapacità a risolvere problemi anche semplici, la difficoltà nell’esprimersi e nel trovare la parola, la difficoltà nello scrivere. Tipici dell’Alzheimer incipiente sono anche i cambiamenti di umore, la comparsa dell’ irascibilità e la perdita di iniziativa . Una domanda che ci si pone è: L’Alzheimer è ereditario? Le statistiche mostrano solo un 5% di casi ereditari. È accertata anche l’esistenza di una mutazione presente sin dalla nascita con un rischio da parte del nascituro del 50% quando sarà adulto.  la malattia di  alzheimer corriere della sera (salute), 12.10.2014. Gli ansiolitici con assunzione protratta favorirebbero l’Alzheimer. Tra le diazepine sarebbero più deleterie quelle contenute nei farmaci a durata protratta che vanno sotto il nome di diazepam e il flurazepam. Sarebbero meno dannosi  il lorazepam, l’alprazolam e il midazolam che hanno bassa durata d’azione. (NOTA 1) Una notizia che potrebbe sfociare in un medicinale (ma il condizionale è d’obbligo) è quella relativa ai cannabinodi che riducono i livelli di proteina beta amiloide. Cannabinoids remove plaque-forming Alzheimer’s proteins from brain cells – Salk Institute for Biological Studies.htm.   Anche l’esercizio fisico ha un effetto positivo. È quanto hanno stabilito nel 2006 ricercatori del Columbia University Medical Center diretti da Nikolaos Scarmeas.  Regular Exercise May Slow Disability In Patients With Alzheimer’s.   Maryland Foundation for Psychiatry, Inc.htm     Sembra sia anche la dieta a far la differenza: persone che seguono la dieta mediterranea, con riduzione dell’alimentazione a base di carni rosse, mostrano minore incidenza del male.  Mediterranean Diet Plus Exercise Cuts Alzheimer’s Risk.htm. Se oggi non ci sono farmaci per curare radicalmente il male, cosa si sta facendo nel mondo, oltre agli studi sulle citate neurotrofine, per raggiungere l’obiettivo della cura risolutiva? Prima di tutto bisogna dire che c’è chi, partendo dalle cellule staminali umane, il problema lo studia in laboratorio creando artificialmente da esse le cellule muscolari delle arterie cerebrali, che in un individuo sano sono in grado di demolire la proteina beta amiloide. È quanto sta facendo il team di Christine Cheung dell’A*STAR Institute of Molecular and Cell Biology (Singapore).  Lo scopo è quello di testare le cellule anzidette per potenziali terapie tendenti  a guarire lla malattia di Alzheimer.  Alzheimer’s disease  Brain arteries in a dish – A STAR Research.htm C’è poi in cantiere un vaccino generatore di anticorpi che si legano alle molecole di amiloide e di  tau patologiche ce che, se avrà successo negli studi preclinici, probalmente tra tre-cinque anni potrebbe essere impiegato sui pazienti all’esordio della malattia. Riferimento: Progressi per il primo vaccino al mondo sull’Alzheimer. Posted by giorgiobertin su luglio 13, 2016 Flinders University  –  Institute for Molecular Medicine, Huntington Beach, California    vaccinazioni « Medicina in Biblioteca.                                                                                                                        Una ricerca condotta da Eric Reiman e Pierre Tariot al Banner Alzheimer’s Institute di Phoenix si propone di studiare 650 persone 60-75enni aventi due copie del gene APOE4, con un rischio 10 volte maggiore di sviluppare l’Alzheimer nella tarda età. Verrà seguito il comportamento di chi avrà preso un farmaco antiamilode (quale?) rispetto a chi avrà preso il placebo. NIH’s $33 Million Alzheimer’s Gamble _ Science _ AAAS.pdf.  C’è qualche speranza in un farmaco, un anticorpo antibetaamiloide denominato aducanumab (la radice nu indica sistema  nervoso).  Dall’indagine di ricercatori della Biogen Idec è venuto fuori che le PET dei malati che avevano ricevuto il farmaco avevano molto meno beta amiloide di quelli che non l’avevano ricevuto e rispondevano più correttamente ai test. Inoltre, più alta era la dose del farmaco, minore era la beta amilode residua. È in programma l’indagine su di  una più vasta platea di pazienti sottoposti all’azione del farmaco sia per confermare I precedenti dati sia per stabilire la durata del miglioramento.  Promising results from experimental Alzheimer’s treatment   Science AAAS   News 21.03.2015.htm           Alzheimer’s trial supports ? amyloid origin of disease _ Science _ AAAS.pdf.    Se si dimostra vera l’efficacia del farmaco che ha la caratteristica di legarsi  in modo specifico alla proteina, si sarebbe dimostrato anche che è vera la teoria secondo la quale la causa della malattia è proprio nella disfunzione della beta amiloide (‘aggregazione fibrillare tossica) e che non è l’accumulo degli aggregati la conseguenza di un        altro  ccanismo. Al contrario, il gigante farmaceutico svizzero Roche ha annunciato che la terapia in fase III del gantenerumab (la radice neru signific , come nu, che il target è il sistema nervoso) ha fatto fiasco. Ha avuto successo nullo o debole ll solanezumab della Eli Lilly Hand Company. A seguito di questo risultato ed avendo ldichiarato che interromperà le sue ricerche sull’Alzheimer, nel novembre 2016 la Eli Lilly ha avuto in un solo giorno un calo del 10% del valore delle sue azioni. Una sorpresa è venuta fuori nel luglio 2012 quando in un articolo pubblicato online sulla rivista Nature si è detto che esiste una mutazione, tuttavia rara, del DNA provocata da una variazione di una singola lettera, in grado di inibire l’accumulo della proteina beta amiloide. Lo studio è di alcuni ricercatori condotti da Kari Stefansson del deCODE genetics.  Gene Mutation Protects Against Alzheimer’s – ScienceNOW.htm. Questa mutazione è diffusa tra gli islandesi e spiega perché proprio in Islanda è  stata individuata. Gli Islandesi hanno fatto sempre matrimoni tra di loro senza che vi siano stati incroci con popolazioni estere, per cui si possono considerare un isolato genetico. Una curiosità (per ora) che un giorno potrebbe essere il punto di partenza di una cura dello stadio precoce dell’Alzheimer è la segente: 104 pazienti affetti da Alzheimer iniziale hanno visto migliorata  la memoria per essere stati assoggettati due volte al giorno ad uno spray nasale di insulina (sarebbe stato migliorato ll metabolismo del glucosio a livello cerebrale).. Could insulin help treat dementia?, TIME (ediz.europea 26.09.2011, 15. Un problema insito in  questo tipo di introduzione dell’insulina nel circolo sanguigno è che il farmaco può divenire eccessivo, tenuto conto della maggiore quantità prevista a causa della più lunga e complessa via per arrivare alla meta. Tuttavia sembra che il problema possa essere risolto con un nanogel proposto dal CNR.  Alzheimer, insulina direttamente al cervello con nanoparticelle spray – Repubblica.it.htm.                      Non è affatto sicuro, ma è solo un sospetto, essendo necessari ulteriori studi, che l’Alzheimer sia anche trasmissibile da un individuo all’altro durante le operazioni chirurgiche tramite contaminazione con la proteina beta amiloide di strumenti od a seguito di iniezione di ormone tratto da cadavere. Lo indica la pubblicazione Is the Alzheimer’s protein contagious  _ Science_AAAS _ News.htm  da cui ho tratto la figura 4 (MODELLO MOLECOLARE DELLA PROTEINA BETA AMILODE, etc). In una pubblicazione su Science del  31 marzo 2016 alcuni studiosi  facenti capo a Beth Stevens del Boston Children’s Hospital hanno avanzato l’ipotesi che l’Alzheimer sia dovuto al’attacco sulle sinapsi del sistema immunitario “andato in confusione”. Gli studiosi danno importanza non solo alle placche amiloidi, presenti nei ratti modificati geneticamente per produrre la malattia per la quale è stata impostata la ricerca, ma anche alla distruzione delle connessioni tra i neuroni. Infatti si è osservato in tali ratti, in particolare nelle zone del cervello deputate alla memoria, una marcata perdita di sinapsi, i componenti cerebrali che hanno la funzione di trasmettere chimicamente le informazioni. Secondo lo studio è la proteina C1q che “decide” dell’apoptosi delle sinapsi, poi realizzata dal microglia. Orbene, è bastato  iniettare nei ratti un anticcorpo antiC1q  per vedere non comparire più la l’esagerata riduzione delle sinapsi. Potrebbe darsi che sia la combinazione della proteina amiloide e di C1q che  distrugge le sinapsi buone, anziché i due elementi singoli. Ovviamente altri studi su questo interessante filone d’indagine sono in corso. Per una possibile terapia futura della malattia di Alzheimer, vedere la nota 1 dell’aprile 2017 nell’articolo la mattia di parkinson  del 7 gennaio 2016 visibile in archivi.        (NOTA 2) -
SEGNALA UN ERRORE OD UN’INESATTEZZA ———————————————————————————————————————————————————–
(NOTA 1) – Secondo uno studio pubblicato nel febbraio 2017 da ricercatori dell’UUSC (University of Southern California) su Translational Psychiatry,  anche un forte inquinamento atmosferico, con le sue polveri sottili, favorirebbe l’Alzheimer. ————
(NOTA 2) – luglio 2017 – Secondo uno studio della rivista Lancet un caso su tre di demenza senile potrebbe essere prevenuto se la gente avesse più cura del proprio cervello facendolo esercitare e stimolandolo, se evitasse il fumo, ed altro ancora. Lo studio fa una lista dei fattori chiave che favoriscono la malattia, ivi compresi la carenza di udito ed il basso livello di istruzione. Molto interessante il  video   dell’articolo  http://www.bbc.com/news/health-40655566   Nine lifestyle changes can reduce dementia risk, study says – BBC News.pdf